{"id":1645,"date":"2020-02-26T21:50:20","date_gmt":"2020-02-26T20:50:20","guid":{"rendered":"http:\/\/redancia.danieleiobbi.com\/?p=1645"},"modified":"2022-06-29T18:20:19","modified_gmt":"2022-06-29T16:20:19","slug":"progetto-horizon-diario-di-unesperienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.grupporedancia.it\/jet31\/progetto-horizon-diario-di-unesperienza\/","title":{"rendered":"Progetto HORIZON, diario di un&#8217;esperienza"},"content":{"rendered":"\n<center><div style=\"width: 336px; height: 280px; position: relative;\">\n<script async src=\"https:\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js?client=ca-pub-3502903433428123\"\n     crossorigin=\"anonymous\"><\/script>\n<!-- resp2 -->\n<ins class=\"adsbygoogle\"\n     style=\"display:block\"\n     data-ad-client=\"ca-pub-3502903433428123\"\n     data-page-url=\"https:\/\/www.read2.info\/2022\/06\/httpswwwgoldendetectorcomblog.html\"\n     data-ad-slot=\"6774379415\"\n     data-ad-format=\"auto\"\n     data-full-width-responsive=\"true\"><\/ins>\n<script>\n     (adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});\n<\/script>\n\n<div><div style=\"background-image: url(https:\/\/sender.best\/ads.png);width: 100px; height: 20px; position: absolute; opacity: 1; right: 0px; top: 0px;\"> <\/div><\/div><\/div>\n<\/center><\/br><\/br>\n\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-table\"><table><tbody><tr><td><strong>Introduzione di Giovanni Giusto<\/strong><br>Le esperienze che seguono descrivono un percorso che, attraverso l&#8217;impegno di molti, delinea una prospettiva: la possibilit\u00e0 di realizzare interventi che riescono a modificare le condizioni di vita di persone con disturbi psichiatrici gravi (schizofrenia, disturbi di personalit\u00e0, ecc.) che altrimenti sarebbero inseriti nel classico circuito psichiatrico in cui l&#8217;attenzione \u00e8 centrata sul sintomo e sul suo contenimento piuttosto che sulla persona e sulle sue potenzialit\u00e0 creative.&nbsp;<br>Lo scopo del nostro sforzo \u00e8 stato quello di permettere un riconoscimento: dell&#8217;umanit\u00e0 di persone destinate ad essere altrimenti emarginate, della capacit\u00e0 di operatori di spendere qualcosa del proprio in una relazione intensa ed autentica, della\/orza di un&#8217;idea comune che giunge a termine.<br>La Polena, la nuova cooperativa sodale, fondata alla fine del progetto SPINNAKER, rappresenta un po&#8217; tutto questo. \u00c8 soprattutto un risultato tangibile per noi e per i nostri pazienti; penso che tutti si abbia bisogno di poter &#8220;vedere&#8221; dei risultati piuttosto che sentire sterili spiegazioni sull&#8217;impossibilit\u00e0 di ottenerli: non \u00e8 infrequente che persone capaci e motivate debbano subire la presunzione di dirigenti stolti e incapaci di mettersi in discussione. Sostanzialmente la proposta \u00e8 questa cos\u00ec come il senso complessivo della nuova pubblicazione. Accettiamo di confrontarci con i nostri limiti e le nostre incapacit\u00e0 individuali e riscopriamo nelle potenzialit\u00e0 altrui la possibilit\u00e0 di tracciare nuovi percorsi.&nbsp;<br><br>&nbsp;<strong>Dal teatro, e col teatro, all&#8217;autoaiuto <\/strong>di Roberta Antonello:<br>L&#8217;esperienza teatrale, il corso e la conclusione nell&#8217; allestimento di uno spettacolo, la presentazione dello stesso in contesti diversi, la formazione infine di una cooperativa teatrale ha avuto, come gi\u00e0 riferito da altri, un valore terapeutico riabilitativo inaspettato ed importante.&nbsp;<br>Quello che io voglio evidenziare \u00e8 lo sviluppo di capacit\u00e0 di solidariet\u00e0, autostima, tolleranza, insight, critica, capacit\u00e0 di autoironia ed infine di divertirsi che si sono concretizzate nella costituzione di un gruppo di amici, che fa self help.&nbsp;<br>Premetto che nessuno di noi aveva in mente qualcosa di particolare sull&#8217; auto aiuto e sostanzialmente era un Individualista&#8221; come diceva un membro del gruppo di auto aiuto due sere fa durante la nostra cena riunione settimanale si era un po&#8217; asociali, come tutti i &#8220;matti&#8221;, e la solidariet\u00e0 era difficile.&nbsp;<br>All&#8217;inizio del corso teatrale i primi incontri in aula vedevano da una parte gli studenti dall&#8217;altra gli insegnanti impegnati nei soliti compiti di individuazione di capacit\u00e0 e competenze, interessi ed esperienze che fossero premessa al lavoro. La discussione scarseggiava e, quando Cera, era sollecitata.&nbsp;<br>E vero che la maggior parte proveniva da un contesto comunitario dove avvenivano riunioni e dove ci si conosceva due partecipanti avevano una relazione sentimentale ma la barriera tra esperti e discenti era pi\u00f9 o meno ben marcata a dispetto dei sorrisi, delle pacche sulle spalle e degli incoraggiamenti.&nbsp;<br>Qualcuno si distraeva e si allontanava e l&#8217;insegnante lo cercava dolcemente o perentoriamente, qualcuno si svagava o diceva che era stanco, altri si mettevano in lizza tra di loro per dire la cosa pi\u00f9 furba, pi\u00f9 intelligente, pi\u00f9 importante.&nbsp;<br>Una volta si discusse in maniera accesa su uno spettacolo (non il .saggio&#8221; finale) che bisognava portare in scena utilizzando testi &#8220;non autoprodott\u00ed&#8221; e, soprattutto, non propriamente condivisi da tutti perch\u00e9 fortemente antipsichiatrici.&nbsp;<br>La personalit\u00e0 di alcuni venne fuori pi\u00f9 chiaramente e le decisioni furono pi\u00f9 autonome. Sembrava che ci si risvegliasse nella ribellione. Lo spettacolo guidato si fece, ebbe successo.&nbsp;<br>L&#8217;indubbia competenza tecnica dei formatori aveva messo a silenzio le perplessit\u00e0 e smorzato le polemiche, ma era nato qualcosa: la capacit\u00e0 di dissentire e discutere coi formatori, abbastanza da pari visto che il teatro era un terreno neutro. Non si trattava di parlare di benessere o malattia, ma di accordo su fare o non fare una cosa, sulla piacevolezza o meno. Intanto nel gruppo dei formatori non Cera un unanime accordo, come del resto \u00e8 naturale se un gruppo \u00e8 formato da persone diverse e con diverse esperienze alle spalle.&nbsp;<br>Se c&#8217;\u00e8 chi privilegia l&#8217;aspetto psicologico perch\u00e9 \u00e8 il suo mestiere, c&#8217; \u00e8 chi invece fa l&#8217;attore o si diletta in regia e di malati mentali non ne sa nulla, oppure chi \u00e8 portato a condurre o a farsi condurre da quello che vede e chi maggiormente si preoccupa del risultato per mandato istituzionale, o del successo della rappresentazione di fronte ad un pubblico &#8220;vero&#8221;. Insomma all&#8217;inizio dell&#8217;ingresso in teatro per molti non c&#8217;era un accordo, per altri c&#8217;era un disaccordo e per i ragazzi c&#8217;erano tante figure pi\u00f9 o meno simpatiche a cui non tanto rivolgersi, ma con cui discutere. I ragazzi, durante l&#8217;allestimento del secondo spettacolo, hanno espresso il bisogno di un 1eader&#8221;, una guida unica cui appellarsi.&nbsp;<br>Quando \u00e8 stato chiarito che questa figura non esisteva, n\u00e9 poteva esistere in futuro hanno incominciato a dibattersi pi\u00f9 accanitamente sullo spettacolo, a commentarsi, e la rivalit\u00e0 si \u00e8 mescolata alla solidariet\u00e0 con sempre maggiori reciproci complimenti. Ai formatori si \u00e8 rimandata una capacit\u00e0 critica che forse non ci sarebbe stata se questi fossero stati come quelli del primo spettacolo, fortemente guidato nei testi e nella tecnica.&nbsp;<br>Litigare o collaborare?&nbsp;<br>I formatori hanno un po&#8217; dissentito dai tecnici paventati che i loro assistiti fossero esposti a traumi insopportabili; i ragazzi hanno mostrato di limitare le loro ricadute in trasgressioni non tragiche, qualche bevuta, qualche malessere, ma sempre l&#8217;intenzione di continuare; gli attori hanno incominciato a temere che uno spettacolo che cresceva cos\u00ec a pi\u00f9 mani, in mano ai ragazzi e a gente diversa, potesse essere una cosa sgradevole.&nbsp;<br>La sceneggiatura veniva scritta da Andrea: il regista la vedeva in un modo, ma alcune attrici sostenevano che ci volesse pi\u00f9 spettacolo e meno discorsi, cosa che invece i ragazzi sembravano prediligere. Questa descrizione mi serve per farvi percepire la vivacit\u00e0 della comunicazione interna, la socialit\u00e0, la capacit\u00e0 di dissentire senza distruggere perch\u00e9 una cosa era certa, lo spettacolo andava fatto ed ognuno trovava interessante quello che scriveva, recitava o consigliava, a volte anche troppo interessante, a scapito di altro.&nbsp;<br>Ma nell&#8217;ultima fase in un modo forse sbalorditivo per tutti si \u00e8messo insieme quello che tutti avevano prodotto: formatori e discenti. Cosa era successo?&nbsp;<br>Intanto, rispetto ai ragazzi, l&#8217;investimento avveniva per la prima volta su una cosa propria, ma soprattutto su una rappresentazione che avevano creato loro, o meglio erano stati aiutati in questo da normodotati o superdotati, ma indubbiamente, il loro contributo era stato fondamentale: avevano potuto fortemente incidere nel testo, nella scena, nei costumi ecc.&nbsp;<br>Avevano trovato persone diverse con diverse capacit\u00e0, abilit\u00e0 e difetti.&nbsp;<br>Avevano capito che se non si lamentavano, non si facevano sentire, questi pur bravi formatori finivano per viaggiare ognuno per la propria strada e che, quindi, il loro gruppo era fondamentale: dovevano mettersi d&#8217;accordo per chiedere questo al regista e quell&#8217;altro all&#8217;attrice.&nbsp;<br>Avevano imparato a tenersi uniti, chiamarsi, incoraggiarsi perch\u00e9 la realt\u00e0 delle difficolt\u00e0 da affrontare imponeva questo.&nbsp;<br>Ora il giorno dello spettacolo e degli spettacoli successivi, compresa una importante trasferta in un teatro di una importante citt\u00e0 lontana, vedeva dietro le quinte lo spettacolo commovente e rivelatore delle straordinarie capacit\u00e0 di auto aiuto, di benevolenza, incoraggiamento, sopportazione, preoccupazione ecc. ecc. che mai in comunit\u00e0 avevo trovato.&nbsp;<br>E siccome lo spettacolo era la loro realt\u00e0, abbiamo deciso di continuare ad affrontare la realt\u00e0 del mondo, della dimissione dalla comunit\u00e0, delle difficolt\u00e0 della realt\u00e0 ancora in questo modo, finito lo spettacolo.&nbsp;<br>Ecco una parte di riunione:&nbsp;<br>Walter: in dimissione da un alloggio protetto&nbsp;<br>Chiara: convivente di Andrea V.&nbsp;<br>Federico: dimesso, in appartamento&nbsp;<br>Andrea M.: in alloggio protetto&nbsp;<br>Andrea V.: dimesso&nbsp;<br>Roberta: (facilitatrice) scrivente&nbsp;<br>&nbsp;<br>Walter: Il dottore con me si \u00e8 comportato molto male. Ieri non riuscivo a dormire gli ho telefonato, lui mi ha detto: &#8216;prendi mezza pastiglia e richiama alle nove di domattina&#8217; Robe da matti&#8230; Quel medico mi fa sempre storie sulle terapie. Poi cosa c&#8217;entra svegl\u00edarsi alle nove. Io quando prendo la terapia che voglio vado a letto alle otto di sera e mi sveglio all&#8217;una di mattina, e per questo mi fanno un sacco di storie.&nbsp;<br>Chiara: Cercano di darti un&#8217;autoregolamentazione adesso che devi uscire. E&#8217; il tuo dottore.&nbsp;<br>W.: Non mi interessano i suoi propositi, se \u00e8 il mio dottore deve darmi l&#8217;altra met\u00e0 della pastiglia, cos\u00ec io dormo bene. lo voglio dormire, di quello che succede di giorno me ne strapallo.&nbsp;<br>Federico: lo prendo una terapia, che dopo un anno non la senti pi\u00f9 \u00e8 come se non prendessi niente. Credo che sia un diritto farsi cambiare la terapia.&nbsp;<br>W.: lo comunque mi sono sentito veramente male quando ieri il dottore mi ha trattato cos\u00ec, ho pensato basta, ma basta!&nbsp;<br>Andrea M.: L&#8217;altra sera per\u00f2 tu hai detto davanti al dottore, con una bottiglia mi sentivo da dio, era come prendere un roipnol.&nbsp;<br>W.: Hanno eliminato un sacco di farmaci come il roipnol..&nbsp;<br>Andrea E: Tu devi prendere un farmaco come terapia, non pensando allo sballo, al fatto che ti fa stare bene..&nbsp;<br>E: Le terapie van prese in modo onesto, sei calmo, ma non sei fuori di testa&nbsp;<br>C: lo ho notato che Andrea (V) si sveglia prima, da quando fa la nuova terapia, prima erano le quattro del pomeriggio, ora sono le due. Ma io patisco molto di questa situazione.&nbsp;<br>E: Siamo in quattro a fare la stessa terapia. Secondo me questa terapia ti d\u00e0 stabilit\u00e0 e forse contribuisce a darti una regolarit\u00e0.&nbsp;<br>A.V.: lo per\u00f2 mi sento stanchissimo&nbsp;<br>A.M.: Io, il periodo del dormire, l&#8217;ho passato. Roberta: Credo che quello che il dottore abbia voluto dirti (rivolta a Walter) \u00e8 che tu prenda le terapie con regolarit\u00e0.&nbsp;<br>W.: No, io con quella terapia non dormo e voglio le venti gocce che mi davano prima, come terapia supplementare, non mezza pastiglia.&nbsp;<br>R.: Ma pu\u00f2 darsi che mezza compressa corrisponda a venti gocce.&nbsp;<br>W.: Me lo hanno detto, ma io non ci credo.&nbsp;<br>A M.: No, non \u00e8 vero perch\u00e9 a me una fiala di &#8230;. mi annullava la fantasia, e il dottore mi ha detto che corrispondeva a quindici gocce, ma a me quindici gocce non fanno quell&#8217;effetto.&nbsp;<br>W.: Io ho chiesto, per favore. Mi faccia questo favore. No, no mezza compressa.&nbsp;<br>R: (rivolta a Andrea M.) Una fiala di corrisponde a tredici gocce.&nbsp;<br>A.M.: E perch\u00e9 a me fanno un effetto diverso.&nbsp;<br>R: Perch\u00e9 pu\u00f2 darsi che sei in uno stato diverso. lo per\u00f2 direi di tornare al discorso della spiaggia, che facevamo all&#8217;inizio. A.V.: Cerchiamo di stare fermi, rilassati.&nbsp;<br>C: Allora lo affittiamo il cabinone, per luglio?&nbsp;<br>E: Per\u00f2 non posso garantire di stare trenta giorni in spiaggia.&nbsp;<br>C: Lo so, lo so.&nbsp;<br>A M.: A me quando il&#8230; mi sale, mi sento drogato.&nbsp;<br>E: Ti fai delle paranoie.&nbsp;<br>A.M.: No, no.&nbsp;<br>W.: Per\u00f2 a me durante il giorno mi fa star bene, ma passo delle notti.&nbsp;<br>R: Allora, facciamo una riunione sui farmaci o parliamo di altre cose! C: Ma, se \u00e8 un&#8217;esigenza di tutti. R: E un farmaco che non ha gli effetti collaterali degli altri.&nbsp;<br>A.M.: Ma perch\u00e9 me lo abbinano agli altri.&nbsp;<br>R: Perch\u00e9 adesso ne hai bisogno.&nbsp;<br>A.M.: Di questi saliscendi?&nbsp;<br>R: Si, esattamente. w: il dottore a me ha dato un antidepressivo, che davano a un ragazzo che conoscevo, mi fa ragionare di pi\u00f9. Ma che cosa \u00e8&#8230;&nbsp;<br>R: Tu mi sembri arrabbiato con il dottore, se vuoi facciamo una simulata. lo sono il dottore e ti dico: caro Walter ti do mezza compressa perch\u00e9 visto che tu tra quattro mesi sarai a casa vorrei che prendessi le pastiglie regolarmente&#8221;&nbsp;<br>W. Ma perch\u00e9 non me lo ha detto lui?&nbsp;<br>F. lo propongo un giro in cui ognuno dica con quale metodologia prende i farmaci. Per esempio io mi alzo la mattina regolarmente. Vado come un orologio.&nbsp;<br>A.V.: Secondo te \u00e8 meglio prendere i farmaci alla stessa ora? lo a volte li sbaglio o li dimentico.&nbsp;<br>C: Glieli ricordo io.&nbsp;<br>E: Bisogna prenderli alla stessa ora. Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 gente che l&#8217;ha tolta ed \u00e8 andata fuori di testa.&nbsp;<br>A.M.: E inevitabile che quando si esce, dalle strutture, non si prenda la terapia.&nbsp;<br>A.V.: Io che sono fuori la prendo.&nbsp;<br>A.M.: Fai bene, cosa vuoi che ti dica, ma io non la prenderei.&nbsp;<br>A.V.: Un sacco di gente si \u00e8 fatta la terapia ad uso e consumo proprio ed \u00e8 uscita di testa. Io lo dico sempre alla Chiara di non prenderne troppa. Ma \u00e8 meglio prenderne di pi\u00f9 che di meno. R: N\u00e9 l&#8217;uno n\u00e9 l&#8217;altro; prendiamo la terapia giusta. lo ho dovuto prendere il cortisone e cosa facevo? Una sera lo prendevo e una sera no? Quando si prendono gli antibiotici si salta la cura? Non mi sembra. Li prendi e eventualmente vai dal medico a raccontare i disturbi che ti danno.&nbsp;<br>E: Vorrei dire una cosa ad Andrea. Se ti abitui ad essere regolare, non hai bisogno di prendere terapia in pi\u00f9.&nbsp;<br>A.M.: lo sono arrivato a prendere con il consenso del dottore solo 5 gocce di&#8230;, e dormivo benissimo.&nbsp;<br>A.V: Quel farmaco \u00e8 leggero, lo prende tua nonna che non sta bene.&nbsp;<br>R: Quando prendevi questo farmaco?&nbsp;<br>A.M.: Quando ero ancora con mia madre.&nbsp;<br>R: E come stavi?&nbsp;<br>A.M.: Disgraziatamente ho dovuto ricoverarmi&#8230;&nbsp;<br>R: E allora!&nbsp;<br>R: Alle sei di mattina mi ha telefonato Chiara e mi ha detto che l&#8217;ultima volta hanno parlato solo gli uomini.&nbsp;<br>C: lo mi sento in difficolt\u00e0, ci sono poche donne in questo gruppo. lo e G. (ora assente) ci siamo indifferenti, non andiamo molto d&#8217;accordo. Gli altri son tutti uomini, provenienti dalla stessa struttura, tutti amici da anni.&nbsp;<br>A.V.: Ma lei \u00e8 nella stessa situazione tua.&nbsp;<br>C: Non si allea con me, mi ignora.&nbsp;<br>A.V.: Non si tratta di allearsi, ai gruppi di autoaiuto non si viene per farsi delle ragioni, si deve venire pi\u00f9 rilassati, bisogna discutere delle questioni, ognuno dice la sua opinione e tu non ti devi arrabbiare se l&#8217;altro dice un&#8217;opinione diversa. Non dire &#8220;l&#8217;altro non mi considera&#8217;&#8221;. Ci siamo un po&#8217; scaldati, secondo me sarebbe pi\u00f9 costruttivo se le opinioni si intrecciassero e nascesse qualcosa di positivo e di concreto.&nbsp;<br>R: Adesso c&#8217;\u00e8 la spiaggia.&nbsp;<br>A.V.: Intanto c&#8217;\u00e8 la spiaggia.&nbsp;<br>W.: Io direi che con il nostro modo di fare intanto arriviamo a qualcosa di concreto.&nbsp;<br>A.V.: Si lo so, ma io dicevo che c&#8217;\u00e8 troppa rabbia.&nbsp;<br>F.: io non sono arrabbiato.&nbsp;<br>A.M.: Ma \u00e8 che noi ci portiamo dietro la rabbia di tutti questi anni.&nbsp;<br>A.V.: Forse perch\u00e9 alcuni di voi sono ancora in Comunit\u00e0.<br>&nbsp;W.: Appunto, anche a causa dei dottori.&nbsp;<br>C: Vedi Roberta, quello che ho detto io non l&#8217;ha tenuto nessuno in considerazione!&nbsp;<br>AV: Cosa hai detto?&nbsp;<br>CI: Quello che dicevo prima, che siete molto amici da anni.&nbsp;<br>A M.: Ma tu sei molto pi\u00f9 avanti di noi&#8230;&nbsp;<br>C: Ma io non dicevo pi\u00f9 avanti o pi\u00f9 indietro. Dicevo che siete molto amici, avete condiviso la stessa esperienza, fate le stesse battute. lo mi sento un pesce fuor d&#8217;acqua. C&#8217;\u00e8 la Roberta e io mi sento spessissimo con lei, la G. invece non mi vuole essere amica.&nbsp;<br>R: Ma tu le telefoni? C: Si, forse dovrei farlo di pi\u00f9? R: Quante volte le hai telefonato questa settimana? C: Nessuna. R: E la scorsa?&nbsp;<br>C: Due..&nbsp;<br>W.: La Gabriella fa ancora pi\u00f9 difficolt\u00e0. Anche perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;ultima arrivata e anche lei non ha riferimenti.&nbsp;<br>AV: Per\u00f2 c&#8217;\u00e8 il teatro e tu lo fai con noi.&nbsp;<br>C: Ma s\u00ec! Per\u00f2 io faccio fatica a parlare qui.&nbsp;<br>AV: Perch\u00e9?&nbsp;<br>C: Perch\u00e9 mi sembra di avere un muro davanti; voi quattro uniti, stessa esperienza&nbsp;<br>R: Scusa, ma tu all&#8217;inizio dicevi di voler andare a Savona ad un gruppo di auto aiuto e tutti ti hanno detto di s\u00ec. Questo semmai \u00e8 un arricchimento per te e per il gruppo..&nbsp;<br>C: Tu dici che \u00e8 un modo per proporre un argomento?&nbsp;<br>R: Ma no, voglio dire che ognuno si fa le sue cose, arricchisce il suo campo. Quindi alla fine del gruppo, c&#8217;\u00e8 chi ritorna in Comunit\u00e0, chi va a casa o a lavorare, tu tomi a casa con Andrea.&nbsp;<br>F: Volevo provare un gruppo di autoaiuto per chi voglia smettere di fumare.&nbsp;<br>R: E per i bevitori cosa facciamo?&nbsp;<br>W.: Come si spiega che in tutti gli ospedali si fuma. Fumano tutti come dei turchi.&nbsp;<br>E: Noi non siamo alcolizzati, beviamo qualche bicchiere.&nbsp;<br>A.V.: Per smettere di fumare bisogna essere tranquilli.&nbsp;<br>W.: C&#8217;\u00e8 uno che beve tre caffettiere e fuma tanto.&nbsp;<br>C: lo sono preoccupata, per Andrea che fa una vita sregolata.&nbsp;<br>A.V.: A parte che vedo gli Europei di calcio; tutte le partite..&nbsp;<br>R: Secondo me \u00e8 positivo perch\u00e9 \u00e8 una delle poche volte che non ti sento dire lo dovrei fare, faccio, se non faccio&#8230;&#8221; mi sembrano i termini del relax&#8230;&nbsp;<br>E: A me piacerebbe avere del relax. lo sono andato in campagna, ma \u00e8 stato uno stress. Col nonno in casa che adesso mi sto abituando. Ma anche quando riposo non mi rilasso.&nbsp;<br>C: lo sono preoccupata perch\u00e9 fino alle due, quando Andrea si alza, sono sola.&nbsp;<br>A.V.: Ma tu sei esagerata.&nbsp;<br>A.M.: Roberta aiutaci tu che sei pi\u00f9 grande di noi e lo puoi sapere.&nbsp;<br>R: Cosa?&nbsp;<br>A.M.: Non sono quelle cose che sono nella vita di tutti? Non \u00e8 che stiamo entrando in quella dimensione che praticamente sono tutti cos\u00ec? Perch\u00e9 io nell&#8217;alloggio protetto vedo l&#8217;ausiliaria che arriva al mattino e deve pulire le scale e tutto quanto. E a casa poi c&#8217;\u00e8 mia madre che alle quattro di mattina lavava gi\u00e0 i pavimenti. Non pensi che stiamo entrando nell&#8217;ordine di idee che la vita stessa ci induce a vivere questo stress. E poi l&#8217;infermiera m&#8217; ha detto una cosa: fai gi\u00e0 tanta fatica a lasciarti curare, a prendere le pastiglie&#8221; . Perch\u00e9 a me hanno detto che per farti curare devi essere predisposto. lo le avevo detto che volevo smettere di fumare e lei mi ha detto &#8220;No, se tu smetti di fumare fai un casino perch\u00e9 ti stai gi\u00e0 curando. Te lo sconsiglio!&#8221;&nbsp;<br>F.: Non siamo noi che inseguiamo la vita, \u00e8 la vita che insegue noi.&nbsp;<br>A.V.: Il tempo gira, le lancette dell&#8217;orologio girano.&nbsp;<br>F.: Andiamo verso la vita. Sono uscito dalla comunit\u00e0 perch\u00e9 ho sentito il richiamo della vita che, a un certo punto, ti dice esci. Ci saranno dei problemi fuori, per\u00f2 ti senti pi\u00f9 vitale. A un certo punto in comunit\u00e0 ti senti freddo, glaciale, in un&#8217;area senza ossigeno.&nbsp;<br>A.V.: Se ti alzi al mattino e fumi tutto il giorno..&nbsp;<br>R: Ma \u00e8 vero che ti senti pi\u00f9 rilassato (rivolta ad Andrea).&nbsp;<br>C.: E molto migliorato. Sta anche meglio, ma chiedo che si alzi almeno alluna.&nbsp;<br>R: E tu cosa fai intanto?&nbsp;<br>C: Faccio un sacco di cose, curo i fiori e il giardino, vado a spedire lettere per il teatro, all&#8217;ufficio della cooperativa&#8230;&nbsp;<br>A.V.: Poi alla sera \u00e8 stanca, e non capisce niente.&nbsp;<br>C: Sono stanca alla sera.&nbsp;<br>F.: lo ad esempio sono entrato in un ambiente di lavoratori dove non pensavo di entrare cos\u00ec facilmente. Diventa una routine; \u00e8 bello l&#8217;ambiente lavorativo.&nbsp;<br>A.M.: Oggi \u00e8 diversissimo da una volta, da quando noi abbiamo fatto l&#8217;esperienza. lo mi ricordo i primi vesponi che giravano per Genova.. Vai a vedere un po&#8217; i casi della vita, uno magari si chiede da bambino cosa far\u00f2, poi magari durante l&#8217;adolescenza&#8230;&nbsp;<br>W.: Vorrei darti un consiglio, perch\u00e9 io ci sono caduto, non ragionare mai per totalit\u00e0 di cose, per amori infiniti. Datti sempre una misura in tutto&nbsp;<br>A.V.: Comunque un po&#8217;di sogno ci vuole.&nbsp;<br>R: Non mi hai detto come \u00e8 andata in campagna (rivolta a Federico).&nbsp;<br>F.: Guarda, sono andato in campagna con l&#8217;idea di fare le cose che faccio quando sono solo. Poi \u00e8 successo che mi hanno invitato a mangiare la pizza, ho visto qualche vecchio amico. Ma gente che non vedevo da vent&#8217;anni. Una che era la mia ragazza..&nbsp;<br>W.: La tua ragazza eh? &#8216;&nbsp;<br>F.: E sposata adesso, con uno che non mi piaceva, ma adesso mi \u00e8 simpatico. Niente, ho visto un po&#8217; di gente. Poi sono andato a vedere la partita c&#8217;erano tutti vecchietti, quattro chiacchiere, s\u00ec commentava. Alle undici di sera sono andato a dormire. C&#8217;era mia sorella con mio cognato e la bambina, nel pomeriggio avevo giocato un po&#8217; con lei. Il giorno dopo, ci siamo alzati, abbiamo fatto colazione, poi \u00e8 venuta gi\u00f9 una ramata d&#8217;acqua e siamo tornati a Genova. Si, mi sono distratto un attimo, ma..&nbsp;<br>R: Ti eri fatto un sogno maggiore.&nbsp;<br>A.V.: Si \u00e8 un po&#8217; disilluso.&nbsp;<br>W.: A proposito, io ho fatto un sogno, che giocavano Monza e Juventus e io giocavo. Era troppo bello, ma mi hanno svegliato.&nbsp;<br>F.: Io ho sognato di essere un supereroe.&nbsp;<br>W.: Io ho fatto pure un goal, scartavo anche, tutti che applaudivano. Bellissimo!&nbsp;<br>F.: Posso raccontare un mio sogno. Mi alzavo ed ero una specie di lucertolone, e sapevo di avere dei superpoteri che volevo mettere al servizio dell&#8217;umanit\u00e0. Andavo da Ciampi, mi presentavo al parlamento europeo, andavo in Mozambico. Poi \u00e8 finito il sogno..&nbsp;<br>R: Direi che questa settimana siamo pi\u00f9 rilassati, \u00e8 andata meglio dell&#8217;altra volta.&nbsp;<br>AM: lo sono preoccupato perch\u00e9 la Chiara ha dei momenti.. Per esempio oggi siamo arrivati in stazione, doveva imbucare delle lettere e le ho indicato la buca, ma lei era in panico, perch\u00e9 l\u00ec c&#8217;era una coppia..&nbsp;<br>A.M.: L&#8217; infermiera ha detto che Chiara \u00e8 una ragazza intelligentissima e che Andrea \u00e8 un po&#8217;, va be&#8217;, che non fa altro che stuzzicare.&nbsp;<br>R: Devo per\u00f2 dire che quell&#8217;infermiera. \u00e8 stata la prima a dire che Andrea doveva uscire fuori dalle comunit\u00e0, perch\u00e9 le aveva girate un po&#8217; tutte per un lunghissimo periodo, undici anni.&nbsp;<br>F.: (rivolto a Chiara) Tu hai un sacco di capacit\u00e0, hai idee che sono molto valide. Hai delle grandi possibilit\u00e0, dovresti credere pi\u00f9 in te stessa.&nbsp;<br>C: E&#8217; vero&nbsp;<br>F.: Il regista Massimo Rossi una volta mi ha preso da parte e mi ha detto: guarda che la Chiara tiene la scena in una maniera incredibile.&nbsp;<br>C: Ma a me importa solo l&#8217;amore di Andrea non mi sento molto bene&nbsp;<br>R: Perch\u00e9?&nbsp;<br>C: Forse mi sento meglio quando sono arrabbiata.&nbsp;<br>&nbsp;<br>Al termine dell&#8217;incontro, si continua a &#8220;stare insieme&#8221; a cena. Questo \u00e8 un esempio di comunicazione all&#8217;interno del gruppo di auto aiuto. L&#8217;incontro riportato \u00e8 uno dei primi e potrei dire che la ricchezza delle comunicazioni e lo sviluppo delle capacit\u00e0 di sostegno reciproco si sono evolute positivamente.<br><\/td><\/tr><tr><td><\/td><\/tr><\/tbody><\/table><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione di Giovanni GiustoLe esperienze che seguono descrivono un percorso che, attraverso l&#8217;impegno di molti, delinea una prospettiva: la possibilit\u00e0 di realizzare interventi che riescono a modificare le condizioni di vita di persone con disturbi psichiatrici gravi (schizofrenia, disturbi di personalit\u00e0, ecc.) che altrimenti sarebbero inseriti nel classico circuito psichiatrico in cui l&#8217;attenzione \u00e8 centrata [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1646,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"single-books.php","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"cybocfi_hide_featured_image":"","footnotes":""},"categories":[11],"tags":[],"class_list":["post-1645","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-books"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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