Comunità Terapeutica Montezemolo

 

Provincia di Cuneo

 

Tel.: 0174781412  Fax: 0174781416  email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Direttore Scientifico:
Dr. Giovanni Giusto
Direttore Sanitario:
Dr. Paolo Rossi
Direttore di comunità:
Dr.ssa Milena Meistro
Coordinatore Comunità:
Dr. Alberto Maiella
Consulente medico psichiatra:
Dr. Dario Nicora

 

Gli Appartamenti Protetti Agriellera  ( Gruppo Redancia ), si trovano alla periferia del paese da cui prendono il nome, in località Fontanette, in provincia di Cuneo, nella zona del Belbo e dell’ inizio della Langa. Il paese è facilmente raggiungibile dall’ uscita dell’ autostrada di Millesimo per chi arriva dalla Liguria e da quella di Ceva per chi arriva dal Piemonte. Il paese è dotato di tutti gli esercizi commerciali  necessari.

 

Dove Siamo

Località  Fontanette 1
12070 Montezemolo (CN)
Tel. 0174781412 - 0174781407
Fax 0174781416 - email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

La comunità si trova alla periferia del piccolo paese di Montezemolo, in provincia di Cuneo, al confine fra Liguria e Piemonte. La zona è quella del Belbo e dell’inizio della Langa, con un paesaggio collinare, di interesse prevalentemente naturalistico e gastronomico. Il paese è facilmente raggiungibile dall’uscita dell’autostrada di Millesimo (circa 10 Km), per chi arriva dalla Liguria, e dall’uscita dell’autostrada di Ceva (circa 10 Km), per chi arriva dal Piemonte. I collegamenti avvengono, inoltre, con il servizio di autobus o tramite linea ferroviaria (stazione di Ceva). Il paese è molto piccolo ma dotato di tutti gli esercizi commerciali necessari, frequentati inoltre dagli ospiti.


Chi curiamo

La C.T Montezemolo si prende cura prevalentemente di persone affette dalle seguenti patologie:

  • Disturbi di personalità

  • Disturbi dell’umore

  • Disturbi psicotici

  • Schizofrenia

  • Problematiche legate all’area della dipendenza

  • Distimia

Gli ospiti accolti in Comunità sono adulti affetti da disturbi psichiatrici (principalmente con diagnosi di psicosi, con particolare attenzione agli esordi e disturbi di personalità, soprattutto borderline e antisociale) per i quali si ritiene necessario un intervento di tipo terapeutico – riabilitativo basato sull’acquisizione di strategie e di competenze finalizzate al conseguimento di benessere psicofisico e di una più gratificante vita di relazione.

La comunità accetta inoltre pazienti autori di reato e per questo inviati attraverso il canale giudiziario. A tale scopo vengono mantenuti contatti con gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, i Magistrati di Sorveglianza e le Cancellerie dei Tribunali, gli Avvocati referenti, i Periti e i Consulenti Tecnici.

Per i pazienti autori e/o vittime di reato, la Comunità Montezemolo propone progetti individuali formulati ad hoc per la specifica problematica.

In tal senso vengono strutturati veri e propri programmi alternativi alle misure di sicurezza e non unicamente misure di sicurezza alternative. Si accolgono, infatti, pazienti in regime restrittivo (arresti e detenzione domiciliare, libertà vigilata, obbligo di dimora e/o di cura, affidamento, ecc.) o in fase di sperimentazione (permessi premio, licenze sperimentali) inviati dagli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, dai tribunali di Sorveglianza, dalle Case Circondariali; con questi ultimi viene alimentato e mantenuto un costante feed-back nell’ottica di un proficuo lavoro di rete.

La Comunità si avvale, pertanto, di esperti opportunamente formati in materie giuridiche in grado di fornire le loro competenze sia in sede di osservazioni e valutazioni cliniche, che per eventuali e/o successive prese in carico trattamentali. 

Possiamo considerare come primo obiettivo quello di creare una ‘residenza emotiva’ all’interno della quale possa articolarsi il percorso terapeutico specifico; a tal fine gli operatori sono formati a gestire con consapevolezza elementi relazionali e affettivi.

 

La Struttura

La struttura è organizzata in più palazzine di due piani. Di queste una ospita la cucina, che prepara quotidianamente i pasti consumati in comunità, e la lavanderia, che si occupa sia del lavaggio della biancheria della struttura che di quella personale dei pazienti.

La palazzina d’ingresso ospita a piano terra il locale bar, utilizzato anche come salone di incontro, di vita comune e di distribuzione dei pasti, il laboratorio di ceramica, la biblioteca (sala computer e sala redazione del giornalino), la palestra attrezzata per l’attività di psicomotricità, ginnica e di musicoterapia, un’ampia sala riunioni/proiezioni, lo spogliatoio del personale, la stanza educatori.

Al primo piano si trovano gli studi medici, l’infermeria e il relativo deposito, la stanza del medico di guardia e due stanze per l’urgenza/emergenza (stanza crisi), gli uffici amministrativi, due sale riunioni, di cui una adibita al passaggio di consegne e alla custodia del materiale clinico.

Altre tre palazzine sono abitate dagli ospiti e sono organizzate come veri e propri appartamenti: al piano terra si trova il salotto e una camera singola con bagno (abilitata anche per persone disabili); al primo piano ci sono quattro camere a due letti con relativo bagno. Le varie unità abitative, i cui arredi non sono di tipo ospedaliero bensì personalizzati, sono immerse in un ampio giardino, che ospita alcune strutture ricreative (barbecue, ping-pong, tabellone da basket, rete di pallavolo).

La comunità possiede inoltre  due mezzi di trasporto per gli spostamenti.

 

Come accedere

La domanda di accesso e le relative procedure

La segnalazione e l’invio del paziente avvengono principalmente tramite il Servizio Sanitario o il canale giudiziario. La richiesta può provenire dal paziente stesso o dai suoi familiari ma in ogni caso deve essere mediata da un invio formale dell’ASL di competenza territoriale. Anche nel caso degli invii disposti dalla magistratura, si formalizza un impegno da parte dell’ASL competente. L’equipe richiede al Servizio inviante una relazione clinica il più possibile dettagliata sulla base della quale si valuta inizialmente l’appropriatezza del possibile inserimento. Viene poi chiesto un incontro con lo psichiatra curante del CSM, quando possibile, o con gli operatori più coinvolti nella gestione del caso. Quando possibile si organizza anche un incontro  di conoscenza con il paziente ed una sua visita presso la struttura. In questa fase si analizzano i bisogni del caso.

Organizzata la visita di conoscenza e raggiunto il consenso di rete per l’invio del paziente, il caso viene inserito nella lista d’attesa. La persona responsabile degli inserimenti procede quindi ad un’analisi delle varie richieste inserite nella lista per valutare i casi che, secondo l’ “ambiente” e gli ospiti presenti in quel momento presso la Comunità, possono trovare accoglimento e quindi avviare per gli stessi la procedura di inserimento del paziente presso la struttura. E’ di competenza dei responsabili di struttura segnalare con possibile anticipo la data prevista per l’ingresso del paziente.

Una volta valutato positivamente l’inserimento si richiederà la documentazione relativa alla delibera esecutiva e l’impegnativa di pagamento dell’ASL di competenza, i documenti personali (carta d’identità, codice fiscale) e la documentazione sanitaria (libretto sanitario con la revoca del precedente medico di base, attestato di esenzione ticket, calendario vaccinazioni praticate, esami del sangue eseguiti negli ultimi 3 mesi, prenotazioni per controlli da eseguirsi nel tempo, terapia farmacologica in atto).

Dal momento dell’inserimento, segnalato a tutte le agenzie che si occupano del caso, si concorda un periodo di prova di circa un mese al termine del quale si effettua una valutazione congiunta circa l’idoneità dell’inserimento ed il previsto progetto terapeutico individuale.

Per ogni ospite viene redatta apposita cartella clinica a cura degli operatori e dei curanti della struttura. Per ogni paziente inserito è cura della mini-equipe di riferimento redigere un progetto terapeutico e riabilitativo specifico a seconda delle aree individuate come potenzialmente suscettibili di miglioramento.

Formulazione del progetto: viene effettuata individuando gli obiettivi su determinati “assi” (la cura del sé, del proprio spazio abitativo, la famiglia, il lavoro) e gli strumenti più idonei per realizzarli. Il progetto viene formulato dopo un adeguato periodo di osservazione del paziente, durante il quale viene prestata particolare attenzione all’anamnesi e alla situazione clinica dello stesso. La diagnosi d’ingresso viene verificata attraverso l’osservazione, i colloqui ed eventualmente la somministrazione di test psicodiagnostici di intelligenza e proiettivi.

Attuazione del progetto: gli obiettivi del progetto vengono principalmente perseguiti attraverso vari interventi di carattere Medico-farmacologico, Psicoterapeutico e psicologico, Psicoterapeutico di gruppo, Educativo-comportamentale eRiabilitativo-sociale.

Verifiche del progetto: la verifica del percorso riabilitativo (progetto) avvieneattraverso incontri periodici e regolari tra i referenti (mini-equipe), con il Servizio competente e con il paziente stesso. Con questo strumento è possibile verificare in itinere la validità degli interventi attuati ed eventualmente apportare modifiche ed aggiustamenti utili all’ottenimento degli obiettivi prefissati, con un monitoraggio costante del lavoro svolto e dell’andamento clinico del paziente.

Follow Up strumento che le strutture del Gruppo Redancia utilizzano per la valutazione e la verifica del proprio operato. A distanza di un anno dalla dimissione si effettua una ricerca per verificare le condizioni cliniche del paziente, la collocazione residenziale o abitativa, la posizione sociale ed eventualmente lavorativa. I dati di questa ricerca, raccolti dalle diverse comunità del circuito, vengono confrontati e discussi da uno specifico gruppo di lavoro, composto da operatori provenienti dalle diverse strutture.

Dimissioni: qualora esistano i presupposti per una dimissione, quest’ultima viene concordata con tutte le parti che si occupano dell’ospite, esattamente come avviene per l’ingresso. La dimissione dell’ospite si effettua se il progetto terapeutico ha dato buon esito oppure si presenta la necessità di un trasferimento in altra struttura per esigenze cliniche, famigliare o altro. La cartella clinica sarà chiusa ed archiviata il giorno della dimissione.