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Le nostre Strutture

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Rassegna Stampa

Gli Strumenti

Chi viene accolto è una persona sofferente con necessità, bisogni, risorse sue proprie. Gli interventi si calibrano sulla persona, gli strumenti sono di conseguenza diversi e non tutti sono per tutti, ma per ognuno si delinea un percorso personale a lui opportuno.

La comunità , la vita nella casa provvisoria fornisce un primo strumento:  è un luogo adatto per questo, perché la persona  riesca a trovare l’aiuto che consapevolmente o meno richiede. E’ un ambiente regolato quindi, alcune norme che si chiede vengano rispettate sono unicamente le condizioni perché ci si possa curare. Sono strumenti utili. In questa ottica non si proibisce ma si sottolinea come  l’uso dell’alcol,  delle sostanze stupefacenti,  l’intraprendere relazioni esclusive con altri ospiti (che escludono anche il terapeuti),  il mantenere contatti con un esterno fuorviante, non condiviso dai curanti , tutto questo  ed altro ostacola la cura e quindi viene vietato. La casa provvisoria chiede un rispetto, degli altri ospiti, della casa stessa: si chiede di non distruggere, aggredire, di seguire semplici regole di convivenza. Non è sempre possibile ma è una linea che si traccia, strumento perché il clima interno sia sufficientemente buono per essere la base del percorso. Ed ancora l’assemblea settimanale di tutti gli ospiti, è lo strumento perché si inizi a riconoscere gli altri, a conoscere, a poter parlare, essere ascoltati, è la via per introdurre un dialogo con l’equipe intera, il mezzo perché si possano fare richieste per arrivare a are proposte e osservazioni sulla vita in comunità. E’ il luogo della democrazia interna, dove si riconoscono differenze e difficoltà diverse ma anche dove si apprezzano i cambiamenti portati da tutti. E’ il luogo delle comunicazioni.

Quanto detto implica un continuo lavoro dell’equipe perché sia man mano chiaro a tutti il senso di queste regole comuni, regole che coinvolgono anche i famigliari e le persone esterne, gli incontri regolamentati, le visite programmate, le riunioni dei famigliari proposte e stimolate, i permessi a casa o fuori. Trasparenza e chiarezza sul senso. Non rigidità. Coerenza alla cura.

La formazione dei curanti permette di offrire psicoterapie che pur mantenendo di base la centralità della relazione con l’altro, della conoscenza dell’altro e non solo del cambiamento come obiettivo, integrano ed attingono a scuole diverse, psicoanalitica, sistemica, cognitivo comportamentista. La scelta dell’intervento più adatto avviene nella discussione di tutta l’equipe e nella discussione tra la “miniequipe (psichiatra, psicologo, educatore)” assegnata all’ospite dopo un breve periodo di osservazione, accoglienza. Strumenti tecnici per aiutare la scelta opportuna, per facilitare la conoscenza e discussione tra i curanti sono la compilazione della “mappa psicodinamica” e del “redancia system” durante tutto il periodo di permanenza e anche dopo le dimissioni (follow up: come stanno a distanza di 1 2 5 anni). Strumenti che permettono di continuare a verificare la propria efficacia oltre che aumentare la propria sensibilità e competenza nel confronto coi dati tra i curanti della comunità e tra le stesse comunità.

Accanto all’intervento psicoterapico individuale sempre secondo un programma concordato tra l’equipe e lo stesso ospite ci sono terapie espressive di gruppo come l’arteterapia, la musicoterapia, lo psicodramma, il gruppo di discussione, la danzoterapia. Queste attività sono condotte da  operatori formati da scuole specifiche.

Altre attività, condotte da artisti particolarmente sensibili, in grado di favorire l’espressione di sentimenti ed emozioni sono il laboratorio di ceramica, i corsi di fotografia, il teatro.

Strumenti diversi sono continuamente cercati ed inventati nel territorio, in base alle risorse del territorio stesso. Dove c’è il mare c’è la pesca, la navigazione (interessante la brochure di “sopra e sotto il mare”) . E’ un esempio e vale per tutte le altre iniziative fatte ad esempio (Teatro, Mostre, vacanze ecc.)

Nei progetti, nei programmi dei giovani c’è la scuola e lo sport, il divertimento e l’impegno, la formazione professionale, la possibile borsa lavoro fino all’inserimento lavorativo. Ci aiuta la cooperativa “la Bitta”.

Per altri al raggiunto maggiore benessere ed autonomia, quando il reinserimento nella propria casa è sconsigliato o impossibile si apre la possibilità di un appartamento protetto, assolutamente tarato sulle sue possibilità. Gli appartamenti hanno caratteristiche diverse. Diversa protezione. E il percorso continua fino all’uscita in una casa dove potrà esistere un sostegno personalizzato.

Il nostro strumento principe resta l’ascolto e la comprensione di chi è l’altro, di cosa ci chiede e ha bisogno, e la nostra capacità di trovare insieme a lui la risposta. Con il massimo rispetto e rigore. Ma anche con capacità inventive e di cambiamento.

Roberta Antonello

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