OBIETTIVO DELL’INDAGINE
Obiettivo dell’indagine è la valutazione delle reali possibilità di inserimento lavorativo di soggetti con problemi psichiatrici in diversi ambienti lavorativi: piccole aziende operanti in diversi settori (specificati più avanti) e cooperative sociali di tipo B (Legge 381/90).
PROMOZIONE DELL’INIZIATIVA
Per quanto riguarda l’ambito delle cooperative sociali l’idea di partenza era quella di arrivare ad informare un largo numero di addetti al settore tramite i bollettini mensili stampati dalle differenti associazioni di categoria come la Lega delle Cooperative e Confcooperative. Per motivi di spazio e tempi dell’indagine non è stato possibile attuare i propositi iniziali, è stata pertanto inoltrata una lettera all’attenzione dei membri del Consiglio di Amministrazione delle differenti cooperative iscritte all’albo regionale delle cooperative sociali (Allegato 1). E’ quindi seguito un primo contatto telefonico nel quale è stato fissato un appuntamento per lo svolgimento di un’intervista per la raccolta dei dati.
Per quanto riguarda le piccole e medie aziende, di importanza strategica è stata la collaborazione con la C.N.A. (Confederazione Nazionale dell’Artigianato) della provincia di Genova e di Savona data la serietà, la competenza ed il profondo radicamento nel tessuto aziendale delle città. E’ stata inviata una lettera (Allegato 2) al Presidente della C.N.A. della Provincia di Genova; la C.N.A. ha, tenendo conto dell’obiettivo della ricerca e della realtà lavorativo - aziendale, individuato alcuni ambiti produttivi all’interno dei quali reperire le aziende oggetto dell’indagine quindi ha fornito ai ricercatori i nominativi di aziende situate sul territorio della provincia di Genova e Savona.
Con la C.N.A. di Genova sono stati stabiliti differenti livelli di informazione circa l’indagine:
· un primo livello, ad ampio raggio, realizzato attraverso un articolo sul quotidiano IL SECOLO XIX del 10/02/99 nel quale si comunicava l’obiettivo della ricerca e la collaborazione Redancia - C.N.A. per la realizzazione della stessa;
· un secondo livello, più specifico costituito da una lettera (Allegato 3) inviata a tutte le aziende comprese nel target in cui, oltre ad informare sulla ricerca per la cui realizzazione era fondamentale il contatto con le aziende, si annunciava un successivo contatto da parte del ricercatore.
Si è quindi proceduto in questo senso, contattando le aziende attraverso una telefonata nella quale si comunicava la collaborazione Redancia - C.N.A. nella ricerca, l’obiettivo della stessa e la richiesta della disponibilità dell’azienda a ricevere il ricercatore per la compilazione di una griglia di rilevazione dei dati. Nella telefonata si evidenziava che il tempo richiesto per la rilevazione sarebbe stato di soli cinque minuti e che ciò non avrebbe vincolato in alcun modo l’azienda, trattandosi di un’indagine esclusivamente conoscitiva.
Altre aziende oggetto dell’indagine sono state selezionate nell’ambito delle conoscenze personali di un ricercatore, con il quale intrattengono rapporti di lavoro; a seguito di un primo contatto telefonico e personale, sono stati fissati gli appuntamenti, nel corso dei quali è stata compilata, in alcuni casi dall’intervistato, in altri dall’intervistatore, la griglia di indagine (in ogni caso la persona intervistata ha potuto leggere personalmente le domande della griglia).
STRUMENTI
Abbiamo utilizzato una griglia (Allegato 4) sia per raccogliere informazioni sull’azienda/cooperativa e sulla eventuale disponibilità od esperienza di inserimenti di persone con problemi psichiatrici . La griglia è stata somministrata personalmente dai ricercatori per avere attraverso il colloquio diretto eventuali informazioni aggiunte.
La griglia è stata adattata agli interlocutori facenti parte delle cooperative sociali (Allegato 5), infatti la domanda “clima emotivo interno” è stata sostituita con ”coinvolgimento della base sociale nelle attività proposte dalla cooperativa” e la domanda “la ditta ha già avuto esperienze di inserimenti lavorativi protetti con pazienti psichici” è stata sostituita con “quali sono le fasce di disagio con cui opera la cooperativa”. L’intervistatore ha ritenuto, infatti, che le domande poste come sopra fossero più appropriate per comprendere come funziona una cooperativa e per destare nell’interlocutore una risposta immediata ed aderente al contesto. Si è inoltre posta l’attenzione nella compilazione della parte “progetti futuri” quando la ditta ha concesso di farlo.
CAMPIONE
Il campione oggetto dell’indagine è suddivisibile in due gruppi: PICCOLE AZIENDE e COOPERATIVE SOCIALI DI TIPO B.
Il campione iniziale era costituito da 32 cooperative sociali di tipo B e da 80 aziende. a causa della mancata disponibilità o reperibilità delle persone contattate, dei 112 contatti iniziali è stato possibile effettuare 67 interviste così distribuite: 26 cooperative sociali di Genova e Savona, 18 aziende selezionate dalla C.N.A. di Genova, 11 aziende selezionate dalla C.N.A. di Savona e 12 aziende selezionate nell’ambito delle conoscenze personali dell’intervistatore.

ANALISI DEI DATI
L’analisi dei dati raccolti, in alcuni casi, è stata effettuata separando i dati relativi alle cooperative sociali da quelli relativi alle piccole e medie aziende. Si è seguito questo sistema di analisi tenendo presente le differenze che intercorrono tra i due ambiti lavorativi. Una differenza rilevante è, ad esempio, come mostrano i due grafici sottostanti, il numero degli addetti.


Il numero degli addetti nelle cooperative è di gran lunga maggiore rispetto a quello delle aziende.
Nella tabella sottostante vengono descritti i diversi processi produttivi delle cooperative e delle aziende intervistate.
|
PROCESSI PRODUTTIVI |
COOPERATIVE |
AZIENDE |
TOTALE |
|
Meccanica ed elettromeccanica |
1 |
8 |
9 |
|
Pulizia, custodia e piccola manutenzione |
8 |
|
8 |
|
Editoria, grafica, stampa, rilegatura |
2 |
4 |
6 |
|
Manutenzione del verde e delle strade |
5 |
|
5 |
|
Acconciatori |
|
5 |
5 |
|
Riparazione verniciatura autoveicoli |
|
4 |
4 |
|
Ristorazione |
3 |
|
3 |
|
Processi industriali di assemblaggio |
3 |
|
3 |
|
Panificazione e pasticceria |
|
3 |
3 |
|
Trasformazione alimentare |
|
3 |
3 |
|
Edilizia |
1 |
1 |
2 |
|
Lavorazione del marmo |
|
2 |
2 |
|
Trasformazione materie plastiche e metalli |
|
2 |
2 |
|
Informatica |
|
2 |
2 |
|
Commercio |
|
2 |
2 |
|
Riciclo di abiti per neonati |
1 |
|
1 |
|
Assemblaggio e riparazione degli orologi |
1 |
|
1 |
|
Servizi di supporto manifestazioni turistiche |
1 |
|
1 |
|
Dispositivi medici su misura |
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1 |
1 |
|
Infissi e serramenti |
|
1 |
1 |
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Cantiere navale |
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1 |
1 |
|
Installazione manutenzione termotecnica |
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1 |
1 |
|
Autotrasporti |
|
1 |
1 |
|
|
26 |
41 |
67 |
Dopo un quadro generale della tipologia del campione intervistato si entra nel merito dell’indagine analizzando le esperienze di inserimenti lavorativi con pazienti psichici, la disponibilità a collaborare per l’inserimento di persone affette da disagio psichico, le garanzie richieste per tali inserimenti.
Per quanto riguarda le fasce di disagio con cui operano le cooperative la maggior parte di queste (15), pur partendo da un progetto su di una singola fascia del disagio, ha accolto al suo interno un’utenza mista. Solo alcune delle cooperative intervistate operano esclusivamente con ex tossicodipendenti (4) o portatori di handicap (4). Tre Cooperative hanno come utenza persone con disturbi psichici.

Mentre il totale delle cooperative, essendo cooperative sociali di tipo B (Legge 381/90,) opera con persone svantaggiate, delle aziende intervistate solo una ha avuto esperienze di inserimenti lavorativi protetti con pazienti psichiatrici, quattro hanno avuto esperienza di impiego continuativo di persone appartenenti a fasce deboli (ex tossicodipendenti, handicappati fisici), tre hanno svolto periodi di stage con persone svantaggiate tra cui anche persone con problemi di salute mentale e di ritardo mentale.

A proposito della disponibilità a collaborare per l’inserimento di persone affette da disagio psichico tutte le COOPERATIVE tranne due si sono dichiarate disponibili ad assumere persone malate mentali e solo due si sono mantenute vaghe.
In merito alle garanzie richieste per l’inserimento lavorativo di soggetti affetti da patologia psichica, alcune cooperative hanno sottolineato l’importanza di un progetto condiviso con il S.S.M. (Servizio di Salute Mentale) o strutture analoghe e un costante rapporto con i servizi che presentano il caso. Altri intervistati hanno individuato come garanzia un costante monitoraggio del caso da parte dell’ente che propone l’inserimento. Solo due cooperative hanno parlato di ambiente caldo ed emotivamente pronto ad accogliere il disagio, infine, due cooperative individuano l’importanza di un sostegno psicologico.
Tutte le garanzie richieste devono pertanto provenire dal contesto sanitario assistenziale ed essere studiate con tecnici addetti alla cura del “paziente”, nessuna cooperativa ha richiesto come garanzia un’adeguata preparazione professionale legata alla professionalità che andrà a ricoprire il singolo.
La maggior parte delle cooperative, infine, conosce le leggi a sostegno degli inserimenti lavorativi di persone affette da disagio psichico e si ritengono abbastanza soddisfatte.
Sul totale delle interviste alle AZIENDE 31 si sono dichiarate non disponibili a collaborare per l’inserimento di persone con problemi di salute mentale. Le motivazioni maggiormente sostenute a favore della non disponibilità a collaborare per l’inserimento lavorativo di pazienti psichiatrici sono:
· l’elevata pericolosità e rischi dell’ambiente di lavoro;
· l’alta specializzazione richiesta;
· L’inopportunità di un contatto con il pubblico (portatore di pregiudizi);
· l’inadeguatezza del lavoro in quanto ritenuto troppo faticoso;
· l’inadeguatezza del lavoro che richiede molta precisione e attenzione per non correre il rischio di incedenti o danni ai clienti;
· la presunta incapacità di assunzione della responsabilità richiesta;
Singole imprese sostengono differenti motivazioni: la fallimentare esperienza di avvicinamento al lavoro dei due propri figli affetti da ritardo mentale, grosse responsabilità della ditta a cui rischiano di essere delegate anche funzioni terapeutiche, il fatto di essere da solo a lavorare, la crisi del settore.
Due ditte alla domanda sulla disponibilità a collaborare per l’inserimento di persone con problemi di salute mentale hanno risposto “non sa”, in uno di questi casi l’intervista non è stata fatta con il titolare, ma con un dipendente responsabile di settore che non si è voluto sbilanciare su questa domanda, ma ha evidenziato successivamente l’inadeguatezza e la pericolosità della loro produzione per i pazienti psichiatrici; tre aziende hanno risposto “vuole riflettere”, una azienda vuole riflettere poiché non ha dipendenti e a svolgere il lavoro è il solo titolare che non pensa di riuscire a seguire la persona eventualmente inserita (come garanzia richiederebbe che venga affiancata al soggetto una figura di riferimento), un’altra azienda vuole riflettere poiché non ha ben chiaro quale lavoro potrebbe svolgere la persona inserita.
Cinque aziende si rendono disponibili a collaborare per l’inserimento di persone affette da disagio psichico. Due di queste aziende hanno già avuto esperienze di inserimenti lavorativi protetti con pazienti psichici. Di queste due aziende, una si rende disponibile, anche se non considera l’attività adatta all’inserimento di persone affette da disagio psichico, sia per elevato grado di attenzione richiesta, sia perché al paziente inserito non potrebbe essere affiancata una figura di riferimento; ogni dipendente infatti svolge attività diverse ritenute talvolta inadeguate per il paziente inserito. Una delle tre aziende si rende disponibile a collaborare più che per l’inserimento di persone affette da disagio psichico, per la formazione delle persone stesse e, pertanto, si rende disponibile uno o due giorni al mese a insegnare a svolgere il lavoro.
Due aziende delle cinque disponibili lamentano la scarsità di informazioni esaurienti sull’argomento ed affermano di non aver trovato risposta anche presso gli enti interpellati.
Garanzie ritenute necessarie per l’inserimento lavorativo di persone con problemi di salute mentale, maggiormente evidenziate sono:
· presenza costante di una figura di affiancamento o di operatori qualificati che conoscano il soggetto e la realtà lavorativa nella quale si trova inserito (richiesta da quasi tutte le aziende);
· idoneità a svolgere il lavoro;
· autonomia nel raggiungere il posto di lavoro e dotazione propria dell’attrezzatura per la protezione personale;
· un comportamento tranquillo, attento, capace di rispettare le consegne impartite dal superiore, disponibile e socievole;
· equilibrio psichico e lucidità;
· competenza più o meno specializzata;
· affidabilità del soggetto e della struttura che lo segue.
Infine la quasi totalità delle aziende contattate non è al corrente dei vantaggi previsti dalla legge per l’inserimento di persone affette da patologie psichiche.
Dall’analisi di questi ultimi dati (esperienze, disponibilità, conoscenza delle leggi) emergono le differenze che intercorrono tra cooperative sociali e piccole e medie aziende. Queste differenze sono dovute soprattutto alla maggiore informazione che le cooperative hanno, in quanto cooperative di tipo B, in merito all’oggetto dell’indagine.


CONCLUSIONI
Nel compiere questo lavoro gli intervistatori hanno rilevato, tra le aziende contattate, una profonda confusione circa la categoria “persone con problemi di salute mentale”: la patologia psichiatrica viene assimilata al ritardo mentale, all’handicap psichico o all’handicap in generale.
La persona con problemi di salute mentale viene vista come soggetto con limitate capacità cognitive e lavorative, privo di qualsiasi capacità e qualifica professionale, scarsamente in contatto con la realtà, tanto di essere capace di gesti totalmente inadeguati nei confronti di attrezzature e macchinari da lavoro.
La pericolosità della persona è ritenuta caratteristica peculiare della patologia psichiatrica, questa caratteristica pare amplificare notevolmente la percezione dei pericoli reali e/o potenziali dell’inserimento nel mondo del lavoro.
Tutti gli intervistati si rendono conto dell’importanza di inserire le persone affette da patologie psichiche in un ambiente di lavoro, tuttavia la persona affetta da disagio psichico viene considerata difficilmente inseribile negli ambienti di lavoro presi in considerazione.
Talvolta la persona con disturbi mentali viene considerata pericolosa, capace di fare del male a se stessa o ai clienti per mancanza di concentrazione e attenzione o per l’instabilità e la mancanza di equilibrio psichico, caratteristiche attribuite a queste persone.
Le aziende che lavorano a contatto diretto con i clienti temono il giudizio e il pregiudizio dei clienti stessi che potrebbero non capire, non apprezzare e addirittura temere la persona affetta da disturbi psichici.
Le aziende, pertanto, potrebbero contribuire all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate non favorendo il loro ingresso nel processo produttivo aziendale, ma collaborando con le persone svantaggiate per la loro formazione e per la costituzione di cooperative sociali, che le aziende potrebbero sostenere attraverso le loro competenze imprenditoriali e manageriali.
Se da un lato emerge la disinformazione e il pregiudizio delle aziende nei confronti delle persone con disturbi psichici, dall’altro lato emergono le richieste assistenziali delle cooperative di tipo B che, benché lavorino con persone svantaggiate, hanno comunque delle barriere nei confronti delle persone affette da disagio psichico.
1. Analizzando quanto emerso appare rilevante la non conoscenza della “follia”. In particolare ci si riferisce al mondo aziendale che, nella sua globale diffidenza, sembra ignorare il disagio psichico.
2. Chi ha problemi psichici presenta una varietà di modalità comportamentali, di sintomi, di difficoltà, non sempre comprensibili ad un pubblico non esperto, ma è altrettanto evidente la presenza di uno stereotipo negativo di pericolosità, inaffidabilità, imprevedibilità, sgradevolezza, che pregiudica una discussione sulle eventuali risorse degli stessi. La presentazione che andremo a fare delle persone con problemi psichici deve tener conto dell’ignoranza di fatto dei non addetti ai lavori.
3. Lo stereotipo negativo del malato di mente ovviamente non è condiviso dalla totalità del campione; infatti le cooperative sociali hanno una conoscenza “sul campo” della persona con problemi psichiatrici maturata grazie agli inserimenti lavorativi, ma rischiano di essere le uniche risorse eventualmente disponibili e diventare dei luoghi privilegiati specializzati per i disagiati psichici. Questo è peraltro auspicato dalle aziende più aperte al problema disposte a formare e a supportare attività separate dalla propria produzione nel contesto protetto del cooperativismo sociale.
4. Questa nuova separazione nel mondo del lavoro del portatore di problemi psichiatrici induce ad ulteriori riflessioni: moltiplichiamo le cooperative specializzate, consapevoli dell’estrema varietà delle risorse delle persone con problemi psichici, o sfruttiamo meglio il mercato del lavoro che presenta una varietà di richieste ben più adatta alla diversa capacità?
5. I nostri sforzi possono essere orientati in più direzioni: verso il pubblico, verso esempi pilota, verso l’informazione, verso l’apertura territoriale che permetta una reale conoscenza di chi è la persona con problemi psichiatrici in una necessaria lotta allo stereotipo.
6. Appare necessaria una valutazione di quali sono le risorse della persona con patologia psichiatrica, o meglio una valutazione fatta insieme a lei che restituisca una fotografia reale e non un immagine immaginata da noi o da altri. La fotografia sarà necessariamente diversa, ma appunto per questo aprirà spazi possibili nell’intero campo sociale evitando nuove marginalizzazioni.