Prefazione

 

Comunicare ovvero "cum munis", mettere insieme, trasmettere informazioni renderle intelligibili, permettere la sopravvivenza della specie, valorizzare le differenze, progredire... Peculiare del mondo animale, il tema proposto da Ghibaudo in termini rigorosi dal punto di vista scientifico e storico, fa parte inevitabilmente di noi stessi. L’ assioma di base della teoria dei sistemi è: "non è possibile non cornunicare", da esso si sviluppa coerentemente il pensiero che sottende la proposta dell'autore. Si pone evidente un problema etico: come utilizzare le varie forme di comunicazione e a che scopo. Il fine è quello di condizionare o di rendere più informati e quindi più liberi di scegliere. Non neghiamo che la tendenza umana è quella di convincere l'altro del proprio primato attraverso argomentazioni che tendono a condizionare e ad avere quindi il consenso: la storia della politica è fatta soprattutto di questo. Ma quale è la discriminante tra il manifesto e l'occulto? Certamente non la comunicazione verbale o almeno non solo quella: la proposizione che segue un pensiero logico necessita di una validazione e questa è data dal fatto verificato piuttosto che dall'elemento suggestivo. Eppure sull'elemento suggestivo, sulla stimolazione subliminale si imposta gran parte della comunicazione pubblicitaria che è diventata elemento fondante di un certo modo di intendere la comunicazione; potremmo definire quest’ epoca come attraversata dall'amletico dubbio dell'apparire o dell'essere. Lungi da noi l'idea di addentrarci nei meandri di questa problematica che comunque è necessario sottolineare per permettere una lettura critica del manuale.

 

Un altro concetto importante è quello di servizio : "cui prodest"? L’utilizzo della comunicazione può permettere attraverso la puntuale e corretta stimolazione la crescita individuale e sociale: favorisce la democrazia intendendo con ciò la possibilità di partecipare ad un dibattito e di interloquire da protagonisti ascoltati; il suddito diventa cittadino. L’timologia della parola, alla quale mi riferivo in premessa, indica un elemento qualificante: la reciprocità ovvero lo scambio.

 

Se, al contrario, mancano questi requisiti si ha scarsa garanzia di democrazia ed allora la comunicazione serve a veicolare le intenzioni di pochi per condizionare la coscienza di molti, secondo un metodo sintonico a tutte le oligarchie: un gruppo di "eletti" trascina la massa informe di ignoranti" (che tali devono rimanere) attraverso la steppa della demagogia. Quest'ultimo metodo, in quanto innaturale è storicamente destinato ad avere ricadute etero ed autodistruttive e va contro la conservazione della specie. Ovvio che questo tema porta a coniugare comunicazione con altri due termini: comportamento e condizionamento.

 

«La distinzione tra comunicazione analogica e digitale, fra codificazione continua e discontinua, nei sistemi aperti offre la possibilità di superare, in molteplici modi, quella tra comunicazione verbale e non verbale nei sistemi sociali ed umani nonché opposizioni tradizionali quali quelle tra “ragione” ed “emozíoni”, tra “pensiero” e “parola”, tra “pensiero” e “immagine mentale” .. » (Antony Wilden)

 

Questo ci introduce rapidamente all'epoca telematica alla quale lasciano il posto la tradizione orale prima e quella scritta poi. L’utilizzo sempre più "comune" dei P.C. consente attraverso le reti di ridisegnare i debiti informativi dei singoli. L’apparente semplificazione e velocizzazione del flusso informatico rende necessario il ricorso ad un "garante"al fine di permettere l'individualità e l'intimità del proprio spazio personale. Ritorna prepotente la neccesità del "divino": la storia umana si ripete.

 

Il manuale di Ghibaudo che ho il piacere di presentare e di promuovere nell’ambito dell'editoria del gruppo Redancia rende un utile servizio a tutti coloro che vogliono sviluppare una coscienza civica che è in gran parte carente nel nostro paese. Quando dieci anni fa pubblicammo il primo numero della rivista di psichiatria e scienze umane "Il vaso di Pandora" ci siamo posti come obbiettivo quello di favorire i dialoghi e valorizzare le differenze, penso che questo libro possa esserne uno degli esempi.

 

Giovanni Giusto
Psichiatra - Presidente Nazionale FENASCOP

 

 

Introduzione

 

Nel panorama italiano della comunicazione pubblica manca una trattazione completamente dedicata all'Ente locale per eccellenza, quello da sempre più vicino alle esigenze quotidiano dei cittadini: il Comune.

 

Lo sforzo principale, e lo si apprezzerà anche nei contributi di Bazzano e Testa, è stato quello di fornire uno strumento pratico che in alcuni casi ha tralasciato volontariamente teorizzazioni ed astrattezze. Ci interessava, infatti, proporre un contributo che potesse essere collocato sulla scrivania di coloro che, anche nei Comuni più piccoli, sono chiamati a porsi il problema di come comunicare.

 

Nel tentativo di rispondere a questa necessità in termini innovativi, sono stati proposti aspetti teorici e pratici ed elementi operativi di semplicissima applicazione, ponendosi sempre nell'ottica di chi deve fare comunicazione pubblica tutti i giorni sul campo. L'opera non vuole essere un manuale di comunicazione pubblica, anche se tenta di fare chiarezza su molti aspetti a partire dalla definizione stessa di comunicazione pubblica. Il lettore troverà anche uno spazio dedicato alla persuasione, una sorta di grande fratello sempre presente nei pensieri del comunicatore pubblico seppure pronunciato, se proprio deve essere fatto, a bassa voce.

 

Si tratta di due mondi, quello della comunicazione pubblica e quello della persuasione, che per una concezione errata, sono considerati moralmente inconciliabili.

 

Noi siamo convinti, invece, che un comunicatore pubblico, una volta fissati i paletti dettati dalla correttezza morale e istituzionale, abbia il dovere di adottare tutte le conoscenze in grado di rendere il suo lavoro migliore per gli interessi della comunità per cui presta la propria attività professionale.

 

Nella prima parte di questo volume abbiamo sviluppato soprattutto quegli elementi operativi che permettono agli operatori della comunicazione pubblica di affrontare con maggiore praticità i loro compiti.

 

In quest'ambito si inseriscono i contributi di grande interesse di Bazzano e Testa, che hanno affrontato con originalità due temi di notevole importanza pratica: l'attuazione di una politica di marketing territoriale e l'organizzazione degli U.R.P.

 

Con la seconda parte del libro siamo tornati "sul luogo del delitto", affrontando quello che rimane un tabù per il comunicatore pubblico: la persuasione e le sue tecniche. Pensiamo che la persuasione sia uno strumento operativo della comunicazione a cui ci si può rivolgere senza la necessità di invocare allo scandalo o peggio, a presunte pratiche stregonesche. Oggi essere più convincenti non è un lusso quanto piuttosto una necessità, anche per un comunicatore pubblico. E su questa convinzione di fondo che si sono volute liberare le tecniche persuasive dal limbo della riservatezza, analizzando l'attuale conoscenza scientifica del settore e assicurandola quale strumento operativo destinato specificatamente a tutti i comunicatori di base degli Enti locali.

 

Desidero infine ringraziare il Prof. Vannoni, Stefano Rolando e Alessandro Rovinetti per i loro recenti contributi teorici, risultati fondamentali anche per la realizzazione di quest'opera.

 

Paolo Ghibaudo